La critica neopositivista al sintetico a priori.

k SCHEDA: Kant e la metafisica

La classificazione delle proposizioni in sintetiche, fondate sui dati di fatto, e analitiche, vere indipendentemente dall'esperienza, esclude che possano darsi proposizioni di un qualsiasi altro tipo.

In particolare, esclude che possano darsi "giudizi sintetici a priori", gli unici capaci di aprire, secondo Kant, la prospettiva di una "terza via" tra "giudizi sintetici" e "giudizi analitici", tra la tradizione empirista e quella razionalista.

Per i Neopositivisti, una filosofia che sostenga l'esistenza di "forme a priori" non è che un'ulteriore manifestazione di un pensiero che costruisce concezioni del mondo metafisiche (Weltanschaungen).

Le "forme a priori" di cui si parla nella Critica della ragion pura (lo spazio e il tempo dell'Estetica trascendentale e le categorie dell'Analitica trascendentale) presentano tre aspetti caratteristici:

  1. il loro essere fisse;
  2. il loro essere altamente generali;
  3. il loro essere presupposti della conoscenza scientifica.

 

Tutti e tre questi aspetti sono presi in considerazione dai Neopositivisti e sottoposti a critica.

In primo luogo, alla fissità delle "forme a priori" kantiane (lo spazio che Kant trasforma in "condizione trascendentale della conoscenza sensibile" è lo spazio euclideo; le categorie, come per esempio la categoria di causa-effetto, non sono che i principi della fisica newtoniana, a base meccanica), Hans Reichenbach contrappone gli sviluppi della scienza, che, con la scoperta delle geometrie non euclidee e la nuova fisica, hanno mostrato quanto fosse sbagliato far diventare "modi della conoscenza", dati una volta per tutte, concetti che, in realtà, la scienza ha "superato" nel corso del suo cammino e che appartenevano soltanto ad uno stadio del suo progresso.

In secondo luogo, l'estrema generalità delle categorie fa seriamente dubitare che queste siano in grado di aiutarci a capire l'effettivo procedere della scienza.

Per esempio, osserva di nuovo Reichenbach, quello che la kantiana categoria di causa ci dice è che quando lo scienziato conduce le sue ricerche egli assume che una causa ci debba essere, e quindi che: ogni evento ha una causa.

Ma, se pure così fosse, questo principio non sarebbe di alcuna utilità per lo scienziato.

Lo scienziato, infatti, ha sempre a che fare con una determinata classe di fenomeni e la sua investigazione tende a cogliere sempre e solo quella particolare causa.

Il problema di quale sia la natura della causa, di che cosa sia la causalità, non ha alcuna influenza sulle sue ricerche, in qualunque modo si creda di poterlo risolvere.

Ad un cercatore d'oro del secolo scorso, spiega Reichenbach con un esempio, che, avendo avuto una qualche notizia di giacimenti d'oro in Perù, per saperne di più avesse chiesto: "C'è dell'oro in Perù?", un'eventuale risposta del tipo: "Si, c'è dell'oro in Perù" non sarebbe forse apparsa insoddisfacente? Non lo avrebbe forse lasciato nella stessa vaghezza di prima?

Sapere che ogni evento ha una causa è, per lo scienziato, in qualche misura analogo al generico sapere che c'è dell'oro in Perù, per il cercatore d'oro.

Per quanto riguarda, infine, la tesi secondo cui le "forme a priori" sarebbero ciò che la filosofia critica porta alla luce quando si interroga sui concetti generali che la scienza presuppone, mentre concretamente opera per sondare ed organizzare un certo complesso di esperienza, Reichenbach afferma: "() per ogni complesso di esperienza si dà un sistema di presupposti pertinenti; ma, inversamente, per ogni sistema di presupposti dato può essere costruito un complesso d'esperienza che è in contrasto con tale sistema di presupposti [ossia: l'esperienza può smentire un sistema di presupposti, che perciò è solo "a posteriori"]. Pertanto non esiste alcun sistema generalissimo di presupposti dotati di contenuto" (Hans Reichenbach, Von Koperniks bis Einstein. Der Wandel unseres Weltbildes, Berlin 1927; trad. it. Da Copernico a Einstein, Laterza, p. 128).

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SCHEDA : Kant e la metafisica.

In Kant, il problema della metafisica è assolutamente centrale a partire dallo scritto del 1766: Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica.

Nella Critica della ragion pura, la parola "metafisica" è usata in due diverse accezioni: un'accezione negativa e un'altra che considera la stessa parola "in positivo" (già trattata nella Prefazione del 1787 e nella Dottrina del metodo).

Concentriamoci su alcuni passi di quest'opera.

Rivoluzione copernicana

Nella Prefazione alla seconda edizione (1787) della Critica della ragion pura (Laterza, pp. 13-24), Kant enuncia la necessità di far incamminare la metafisica sulla via della scienza, seguendo la strada della matematica e della fisica e praticando la propria "rivoluzione copernicana" .

Solo in questa maniera potrà avvenire la riforma della metafisica e l'attività filosofica, nel suo aspetto gnoseologico, potrà essere considerata scienza, sotto la condizione di mantenersi entro i limiti dell'esperienza.

Al contrario, la metafisica come sapere dell'incondizionato non è legittima nell'ambito della conoscenza, come viene articolatamente dimostrato nella Dialettica trascendentale.

L'indagine sulle forme del giudizio.

La necessità di una scienza che determini le condizioni a priori della conoscenza conduce all'analisi dei giudizi che costituiscono l'ossatura delle scienze. Il giudizio sintetico a priori viene identificato come la forma eminente di una conoscenza universale e feconda. La possibilità di utilizzare nella metafisica le forme del giudizio sintetico a priori è la condizione della sua esistenza come scienza: "la vita e la morte della metafisica dipende dalla soluzione di questo problema" (cfr. Introduzione, cap. III-VI, della Cr. D. r. pura).

La metafisica come unità sistematica delle conoscenze umane.

Nella Dottrina del Metodo, cap. III (pp. 514-19), della Cr. D. r. pura, Kant espone la filosofia della ragion pura non solo come propedeutica, ed in questo si dice "critica", ma come sistema della scienza. In questa accezione è detta "metafisica", che si distingue in metafisica della natura e dei costumi. E' qui solamente enunciato il progetto di un sistema che Kant, tuttavia, non porterà a compimento.

La necessità della relazione con l'esperienza.

Nella Cri. D. r. pura, Appendice II, Paralogismi della ragion pura IV (pp. 554-561), Kant opera il superamento del dubbio circa l'esistenza degli oggetti dei sensi esterni attraverso la nozione di "idealismo trascendentale", distinta tanto da quella di "idealismo empirico" quanto da quella di "realismo trascendentale"

"L'idealista trascendentale è, dunque, un realista empirico e riconosce alla materia, come fenomeno, una realtà che non ha bisogno di essere dedotta, ma è immediatamente percepita".